Art of fake food: il vero cibo finto (a regola d’arte)

L’arte del fake food ai massimi livelli: un’industria da 90 milioni di dollari che si basa sull’abilità nel creare repliche e diorami di piatti e alimenti da mangiare con gli occhi, è il caso di dirlo.

Nel primo articolo di questa serie abbiamo parlato di pubblicità e dei “trucchi del mestiere” adottati per rendere lo scatto fotografico di una pietanza più appetitoso o “suggestivo”, ricalcando le caratteristiche di quel piatto.

Se nel primo caso “l’arte del falso” è un artificio utile per supporti promozionali di ogni genere (spot tv, web, social, eccetera), parlando di “fake food industry” o “fake food arts” ci si riferisce alla riproduzione di copie verosimili, “tangibili” (in senso lato) e in bella mostra nelle apposite vetrine dei locali o di uno street food. Una scelta tridimensionale che, evidentemente, garantisce il risultato: piccole opere d’arte da “pre-gustare con gli occhi”.

Tutto ciò che vedi in foto è vero cibo finto e vale 90 milioni di dollari (in Giappone)

La finalità è duplice: presentare in vetrina la disponibilità del locale o i piatti del giorno -rendendo anche immediata la fase dell’ordine- e, contemporaneamente, stimolare l’appetito grazie a simulazioni perfette (che non deperiscono mai, visto che non c’è materia organica nella loro composizione) con un effetto scenico decisamente migliore rispetto ad una semplice fotografia su schermo.

Ulteriore vantaggio della tecnica “fake food“: la cucina del locale non dovrà preoccuparsi di prepare, ogni giorno, tutti i piatti da esporre, con il rischio che vadano persi; sarà sufficiente allestire la vetrina in pochi minuti con tutte le riproduzioni disponibili.

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Scavando online tra i tanti video disponibili, scopriamo che l’insieme delle tecniche in mostra non sono predominio orientale (facile aspettarselo) e sono utilizzate per riproduzioni che trovano il loro spazio nelle produzioni televisive e cinematografiche e sono persino disponibili in vendita su Amazon.
Del resto, ne siamo certi, realizzare un diorama simile è molto meno costoso di una riproduzione 3D iper-realistica che si fonda con la scene.

Ecco, per esempio: “come vengono realizzati i Fake Foods” per Cinema e Televisione”

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La messa in scena è frutto dell’impiego di materiali diversi: cere, plastiche, tempere, acrilico, silicone, resina e così via (a seconda della tecnica o della resa necessaria).

E’ tutto fatto a mano, lo dimostrano i video che abbiamo selezionato per questo articolo che non mancheranno di farci restare a bocca aperta di fronte a tanta abilità.


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Il video in basso ci mostra un dettaglio in più con la preparazione di una tempura simulata e di una lattuga perfettamente realizzata, tutto in pochi minuti con pochi, sapienti gesti.

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In rete è facile rintracciare alcuni “tutorial” che spiegano, passo a passo, quale sia la procedura da seguire per la realizzazione delle riproduzioni più diverse. Ecco due video che rendono l’idea di quanto la fake food art sia insieme “tecnica” e artistica (e richieda una cassetta degli attrezzi ricca e variegata):

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"le cose più belle dela vita o sono immorali, o sono illegali, oppure fanno ingrassare" George Bernard Shaw
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Chiudiamo la serie (prima dei consueti approfondimenti) con una raccolta di altre tecniche dettagliate che rientrano, di diritto, nella categoria.


Nota bene: all’interno del video (per ragioni che ci sfuggono) si trovano un paio di frammenti dedicati alla cucina reale (un dolce e una stranta “torta-burger”) che, ovviamente, nulla hanno a che vedere con le tecniche di cui si parla. Ma questo è il bello del web, a volte.

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La serie “Art of fake food” non si esaurisce qui e continua anche negli altri articoli:



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